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Vie, Sep

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Il banco alimentare, in molte parti del mondo, anche prima della pandemia, non è una novità. Spunta durante i periodi di crisi, durante le catastrofi naturali o quelle provocate dall’uomo, dove una buona parte della popolazione manca del necessario, come cibo, bevande e medicine.

Seguendo le nostre notizie locali delle Filippine, sono stato particolarmente attratto da una “donna birichina di 26 anni” (così si descrive lei stessa), che ha aperto un banco alimentare in una strada chiamata “Maginhawa”. Grazie ai social media il progetto è diventato virale e nell’arco di due settimane sono stati allestiti più di 800 banchi simili in molte parti del paese.  Al momento della stesura di questo articolo, il numero continua a crescere. L’iniziatrice del progetto, in una intervista, ha detto d’essere rimasta colpita e di aver sentito compassione per la grande folla che sopportava il sole e la pioggia in lunghe file in alcune città, per ricevere il necessario, messo a disposizione dal governo, di cui avevano bisogno. Ciò che rende ancora triste la situazione è il vedere queste lunghe file di bisognosi, lunghe più di un chilometro, e assistere al fatto che chi sta in fondo alla fila, dopo tante ore di attesa, non riceve nulla perché le derrate sono finite.

 “Maginhawa”, parola Tagalog che vuol dire “accogliente”, è il nome della strada in cui alcuni residenti sopravvivono quotidianamente con il “sudore della fronte”. Con costanti lockdown e quarantene, molti hanno perso il lavoro e non hanno nessun posto dove andare e dipendono totalmente dall’aiuto di parenti, amici, persone di buona volontà e – non sempre proporzionato a quello che la gente si aspetta – del governo. Un cartello ben visibile nel banco alimentare dice: “Prendi quanto ti serve, dona quello che puoi”. Le persone bisognose vengono a prendere delle cose, e alcune di loro ne lasciano altre, pensando possano essere utili ad altre persone bisognose. C’è chi viene solo per prendere, così come c’è chi viene solo per donare. È commovente sapere che la maggioranza di coloro che donano sono persone semplici e ordinarie, che danno “in natura” e in denaro del valore pari a “tanto” quanto i “due spiccioli della vedova del Vangelo”.

Diverse le reazioni positive circolate sui social media da parte di quelli che hanno commentato il fenomeno: “Il meglio che esce da un’anima”; “La compassione è come un virus che potrebbe diffondersi rapidamente, in lungo e in largo”; “Il buon Samaritano non è morto”; “Siamo tutti fratelli e sorelle, affondiamo o nuotiamo insieme”; “Chi aiuterà il Filippino se non gli stessi Filippini”. Sono spuntati anche commenti prudenti: “Per chi ha bisogno, evita l’avidità”; “Attenti a chi approfitta della situazione, soprattutto ai politici”; “Covid è ancora in circolazione, segui i protocolli sanitari”; “Dov'è il governo?”.

Questo mi ricorda un’altra folla. Quella grande folla che seguiva Gesù nel suo ministero pubblico, ascoltando le sue parole, e che, al termine della giornata, aveva fame. I discepoli chiesero a Gesù di congedare la folla. Ma Gesù, “guardando la folla con compassione”, consigliò loro: “Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare”. I discepoli cercarono qualcosa tra la folla e un ragazzo anonimo si fece avanti e offrì i suoi “cinque pani d’orzo e due pesci”. Su questo “poco” avvenne il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Oltre la moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù, la notte prima di patire e morire, ci diede il suo corpo e il suo sangue sotto forma di pane e vino. Partecipando noi stessi alla doppia mensa della Parola e dell’Eucaristia, il Signore a sua volta ci invita a “fare lo stesso”, non solo “perché noi possiamo vivere”, ma “perché gli altri possano vivere”.

Nelle nostre comunità, dove cibo e bevande non mancano, dovrebbe esserci qualcosa di più che condividere semplicemente il pane tra noi. Dobbiamo costantemente diffondere il “cibo e le bevande” che potrebbero elevare l’anima e dare speranza allo spirito svigorito. Il contributo dei nostri “cinque pani d’orzo e due pesci” può essere sotto forma di un po’ di rispetto, un po’ di gentilezza, più fiducia e sensibilità per un “santo della porta accanto”; un po’ di collaborazione in semplici impegni che rendono felice e serena la nostra vita comunitaria; maggiore pazienza, perdono frequente, più amore fraterno.

Possano i nostri “pani e pesci” essere condivisi in modo magnanimo ma anonimo, come quelli che vengono dal ragazzo in mezzo alla folla. Essere quella persona “nascosta” “in mezzo alla folla”, che è solo “uno di noi”: nessuna posizione, nessun titolo, nessuna qualifica ma solo voler essere un prossimo compassionevole, vivendo lo spirito di “amicizia sociale”, mentre si naviga sulla stessa barca, con responsabilità diverse ma dentro la stessa tempesta.

La Beata Vergine Maria del Santo Rosario, che ci ha generato e donato la Verità, Gesù nostra Via verso la pienezza della Vita, ci ispiri e possa la sua parola di sapienza essere ascoltata prontamente e con gioia: “Fate quello che vi dirà”.

 

Agenda Paolina

17 Septiembre 2021

Feria (v)
S. Roberto Bellarmino, vescovo e dottore della Chiesa
1Tm 6,2c-12; Sal 48; Lc 8,1-3

17 Septiembre 2021

* FSP: 1970 a Dar-Es-Salaam (Tanzania).

17 Septiembre 2021

SSP: Ch. Silvio Albicini (1938) - D. Salvatore Carolla (1958) - D. Horacio Solís Iglesias (2020) • FSP: Sr. Anna Giuseppa Cane (1969) - Sr. Annunziatina Guidi (1996) • PD: Sr. M. Pasqualina Piscitello (2012) • SJBP: Sr. Graziella Zanella (2012) • IMSA: Giovanna Malvolti (1991) - Agnese Fedrigo (2017) • ISF: Bruno Pascalis (1995) - Gina D’Amanzo (2012) - Angelo Loddo (2017).