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Alle ore 12.40 di ieri, giovedì 10 giugno, è deceduto nell’infermeria di Alba (Italia), a causa di una crisi respiratoria, il nostro confratello della comunità di Alba

FRATEL SILVIO LUIGI LIBRALATO
86 anni di età, 74 di vita paolina, 69 di professione

Fratel “Gigi”, come veniva chiamato da tutti, nasce il 12 settembre 1934 a Sant’Alberto di Zero Branco (Treviso), da papà Giovanni e mamma Bendo Maria, secondo di quattro figli. Il 27 novembre del 1946 entra nella comunità di Sacile (Pordenone). Cinque anni dopo inizia il noviziato a Roma e, nella medesima comunità, il 19 marzo 1951 emette la prima Professione religiosa, assumendo il nome di Luigi. A Roma professa in perpetuo i voti religiosi l’8 settembre 1957. Il maestro di formazione nella relazione per l’ammissione alla Professione perpetua, tratteggia alcuni aspetti del suo carattere che lo accompagneranno per sempre: «Di animo semplice e buono, generoso e servizievole… intraprendente e d’inizia¬tiva… molto attaccato alla Congregazione».

La sua prima esperienza apostolica è nella tipografia di Bari, seguita da un breve periodo a Vicenza (1959-1960). Dal 1960 è impegnato nella San Paolo Film a Cinisello Balsamo (Milano) per un paio di anni e nel 1962, dopo averne fatto richiesta al Primo Maestro e poi a don Zanoni, viene trasferito in Congo. Così scrive a don Zanoni: «Sono molto contento di essermi fatto paolino e di lavorare con buona volontà per il Regno del Signore, però ho sempre desiderato di poter prestare la mia povera opera in terra di missione».

Fratel Gigi ha vissuto 37 anni in Congo, occupandosi della tipografia, principalmente nella casa di Lubumbashi. Era molto abile con le macchine tipografiche. Infatti, così gli scriveva don Zanoni nel 1965: «Tu hai il tuo buon bernoccolo di meccanica e dinnanzi ad un guasto di qualunque macchina sai come cavartela». Si occupava anche di tutta la manutenzione della casa ed era sempre disponibile anche per aiutare le comunità delle nostre sorelle paoline.

Essendo stato coinvolto in un incidente ferroviario con la sua autovettura, fratel Gigi nel 1983 rientra in Italia per un intervento chirurgico con l’inserimento di una protesi al femore. Ritorna in Congo riprendendo tutte le sue attività, nonostante la gamba semiparalizzata e l’uso quotidiano e costante del bastone. Nel 1999 ha bisogno di un secondo intervento alla gamba causando però alcune nuove difficoltà e richiedendo cure particolari. Per questo motivo rimarrà a Roma definitivamente presso la Casa generalizia. Fratel Gigi ha tanto amato l’Africa e per lui è stato molto doloroso ritornare in Italia, tuttavia si è dedicato con molto entusiasmo e dinamismo alle varie necessità della Casa generalizia.

Nel 2007 la sua situazione di salute si aggrava e viene trasferito ad Alba, in Casa Madre, per cure specialistiche, e nel 2012 si stabilisce definitiva¬mente nei locali dell’infermeria.

Fratel Gigi ha vissuto un forte spirito missionario. Più volte, dall’Africa, aveva espresso ai superiori di essere pronto e desideroso di poter andare a prestare il suo servizio nella nostra Regione Corea, con la motivazione che «qui sto troppo bene e ormai forse sono troppo attaccato, per questo chiedo di andare nella casa più povera».

Fratel Gigi ci lascia con un messaggio di grande generosità e amore per l’apostolato: non si tirava mai indietro nel lavoro. Aveva una particolare attenzione ai beni della casa, evitava sprechi, riparava tutto. Poteva sembrare un po’ burbero a prima vista, ma bastava un sorriso per entrare in sintonia con lui e farlo felice.

Affidiamo questo nostro fratello alla misericordia del Padre e dal Cielo possa intercedere per le necessità della Congregazione e in particolare dell’amata Regione Congo.

Roma, 11 giugno 2021

Don Vito Spagnolo, ssp


I funerali di fratel Luigi saranno celebrati sabato 12 giugno alle ore 9.30 nel Tempio di Alba. La salma verrà tumulata nel cimitero di Gorla Maggiore (Varese).

I Superiori di Circoscrizione informino le loro comunità per i suffragi prescritti (Cost. 65 e 65.1).


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The sign that one is progressing is precisely that of getting to know one another better, because until one gets to know each other better, one does not change or even suspect that one has to improve (FSP58, p. 246).